Nel cuore delle Alpi italiane i ricercatori hanno effettuato una scoperta paleontologica straordinaria. Nel Parco nazionale Passo dello Stelvio, sul versante lombardo tra Bormio e Livigno, sono state scoperte migliaia di orme fossili di dinosauri, come ha riferito tra gli altri l'emittente pubblica italiana RaiNews ha riportato in modo approfondito. Il ritrovamento è già considerato uno dei più significativi del suo genere in Europa e attira l'attenzione su un aspetto poco noto della preistoria. Le orme sono state scoperte casualmente nel settembre 2025 e rese pubbliche solo ora durante una conferenza stampa a Milano. Il fotografo naturalista Elio Della Ferrera si trovava Valle di Fraele quando ha notato strane strutture su una parete rocciosa ripida. Le prime fotografie hanno confermato il sospetto che potessero trattarsi di impronte antichissime. Le successive analisi hanno rivelato che le orme risalgono a circa 210 milioni di anni fa e provengono dal Triassico superiore, come ha riferito anche l'agenzia di stampa italiana ANSA riferisce. L'indagine scientifica è condotta tra gli altri da Cristiano Dal Sasso del Museo di storia naturale Milano accompagnate.
Passo dello Stelvio: Tracce da un altro mondo
Secondo le conoscenze finora acquisite, sono state documentate fino a 20.000 singole impronte di piedi. Si distribuiscono su diverse superfici rocciose e creste montane e si estendono per centinaia di metri, talvolta anche per diversi chilometri. Oggi si trovano tracce su quasi verticali pareti dolomitiche ad altezze superiori a 2000 metri. Originariamente, questi strati rocciosi erano orizzontali, solo l'orogenesi alpina li ha raddrizzati nel corso di milioni di anni. Le impronte provengono prevalentemente da grandi erbivori dinosauri, presumibilmente del gruppo dei Prosauropodi, antichi parenti dei successivi dinosauri dal collo lungo. Alcune impronte raggiungono un diametro fino a 40 centimetri e mostrano dettagli sorprendentemente ben conservati come impronte di dita e artigli. Le disposizione delle tracce suggerisce che gli animali si muovevano in gruppi o mandrie, un aspetto che anche il quotidiano italiano La Repubblica sottolinea.
Ricerca in condizioni estreme
La scoperta è ritenuta da esperti come internazionalmente estremamente significativa. Accumuli comparabili di tracce di dinosauri sono rari in tutto il mondo, soprattutto in questa quantità e conservazione. Nel contempo, il terreno pone ai ricercatori grandi sfide: i siti di ritrovamento si trovano in posizioni ripide, ad alta quota e difficili da raggiungere. Per documentare completamente le tracce, vengono quindi impiegate moderne metodologie come droni, la scansione 3D e la mappatura digitale. Il Parco nazionale dello Stelvio è una delle più grandi aree protette d'Italia, uno sviluppo turistico dei siti di ritrovamento non è attualmente previsto. L'attenzione è chiaramente rivolta alla ricerca scientifica e alla protezione. Tuttavia, la scoperta attira attenzione anche a livello interregionale, non da ultimo perché la regione si trova in vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
Una finestra nella preistoria dell'Italia
La spettacolare scoperta mostra impressionantemente come sia ricca e variegata la storia naturale e geologica dell'Italia. Dove oggi escursionisti, ciclisti e Amici della natura Mentre gli appassionati di natura sono in giro, più di 200 milioni di anni fa i dinosauri si muovevano attraverso un paesaggio completamente diverso. Il ritrovamento al Passo dello Stelvio dimostra che le montagne d'Italia non sono soltanto uno spazio naturale e culturale, bensì anche archivi di un passato remoto. Una storia che ora viene lentamente riportata alla luce, traccia dopo traccia.
Il Parco Nazionale dello Stelvio Il Parco Nazionale dello Stelvio appartiene alle più grandi aree protette d'Italia e si estende su parti della Lombardia, dell'Alto Adige e del Trentino. Fondato nel 1935, protegge un paesaggio ad alta quota con ghiacciai, rocce dolomitiche e dell'Ortler, flora e fauna ricche di specie. L'area rappresenta un habitat per stambecchi, gipeti e marmotte e svolge un ruolo centrale nella conservazione della natura e del paesaggio alpino.

