L'attuale edizione dello studio Qualità della vita di ItaliaOggi e Ital Communications in collaborazione con la Università La Sapienza di Roma mostra un'Italia che nelle sue condizioni regionali di vita sempre più divisa. L'esame delle 107 province conferma lo sviluppo degli anni precedenti. Il Nord e ampie parti del Centro si presentano stabili e efficienti, mentre il Sud, nonostante progressi puntuali, rimane notevolmente arretrato. Lo studio si basa su un totale di 92 indicatori e quindi prende in considerazione allo stesso modo aspetti economici, sociali e infrastrutturali.
Forte qualità della vita nel Nord e in parti del Centro
Nel Nord dominano regioni come la Lombardia, l'Alto Adige, il Veneto e l'Emilia-Romagna. Milano guida la classifica nazionale e deve la sua posizione alla combinazione di forza economica, buona infrastruttura, elevata capacità di innovazione e investimenti continui in mobilità e servizi. Anche le province di Bolzano e Trento vanno molto bene. Entrambe beneficiano di strutture amministrative stabili, elevata sicurezza sociale e un forte collegamento tra ambiente di vita e identità regionale. Il Veneto con città come Padova o Verona convince grazie a una diversa struttura economica e un sistema educativo e sanitario ben sviluppato. In Emilia-Romagna mostrano Bologna, Parma e Reggio Emilia ancora una volta un elevato livello di qualità della vita. La regione è considerata da anni un modello perché combina la capacità economica con l'equilibrio sociale.

Nel Centro Italia, la Toscana raggiunge risultati eccellenti. Firenze beneficia di una forte infrastruttura culturale e di un settore dei servizi stabile. Pisa o Siena vanno altrettanto bene grazie al turismo, istruzione e il sistema sanitario sono strettamente integrati. Lazio offre un quadro misto. Roma perde ancora posizioni nello studio attuale, soprattutto a causa dei persistenti problemi amministrativi, della densità del traffico e dei deficit nella sicurezza pubblica. Nel contempo, migliorano alcuni settori come il sistema sanitario e l'offerta culturale.
Secondo lo studio «debole qualità della vita» al Sud
Il Sud affronta ancora grandi sfide. Regioni come la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, la Puglia e la Campania occupano i posti più bassi della classifica. Questo emerge in modo più evidente in province come Caltanissetta o Crotone, che si trovano alla fine della classifica nazionale. Questi territori soffrono di un mercato del lavoro permanentemente debole, bassi volumi di investimento, emigrazione dei giovani e un apparato amministrativo complessivamente fragile. In parti della Puglia, i conflitti industriali ed ecologici aggravano ulteriormente la situazione. In Campania, Napoli rimane nonostante la ricchezza culturale e turistica attrattività nettamente nella parte inferiore. Fattori come la criminalità, i problemi di traffico e la disuguaglianza sociale hanno un forte impatto negativo sulla valutazione. La Sicilia mostra lievi differenze regionali. Province come Ragusa o Trapani riescono, in modo sporadico, a beneficiare di impulsi turistici o di processi di riforma locali. Però le grandi città come Palermo, Catania o Agrigento non superano comunque valori mediocri o cattivi. Calabria rimane una delle aree più critiche del paese. I problemi strutturali sono profondamente radicati e si riflettono nuovamente nel 2025 in modo evidente negli indicatori del mercato del lavoro, della sicurezza e della stabilità sociale.

Stagnazione nonostante le iniziative isolate
Solo circa 60 delle 107 province vengono classificate dallo studio come buone o accettabili. Ciò indica che l'Italia nel complesso ha realizzato solo progressi limitati. La ripresa economica, il sostegno europeo programmi e le varie riforme regionali non hanno potuto ridurre significativamente le differenze strutturali. Mentre molte regioni settentrionali mantengono o rafforzano la loro posizione, alcune province già deboli scivolano ulteriormente all'indietro. Lo studio per il 2025 rappresenta così il punto di riferimento attuale, poiché un'edizione per il 2026 non è stata ancora annunciata. L'Italia si trova di fronte alla sfida di trasferire modelli regionali di successo dal Nord e dal Centro alle aree svantaggiate. Il successo a lungo termine dipende dal fatto che si riesca a migliorare in modo sostenibile l'amministrazione, le infrastrutture, l'istruzione e il quadro economico nel Sud. I risultati dello studio mostrano che qualità della vita non dipende unicamente dagli indicatori economici. Nasce soprattutto dove strutture pubbliche affidabili, stabilità sociale e una governance locale funzionante si intrecciano.

