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Corleone in Sicilia: dal mito del Padrino all'antimafia

Redaktion
Foto: © Rufat - adobe.stock.com
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Corleone nella città metropolitana siciliana Palermo si trova in un bacino montano dell'Alto Belice Corleonese e conta, secondo ISTAT 10.162 abitanti su 229,45 chilometri quadrati. Questo rende il comune il secondo più grande territorio comunale della provincia. Il paese è noto a livello internazionale come roccaforte della fazione Corleonesi di Cosa Nostra, ed è al tempo stesso diventato un centro di resistenza contro di essa. Il Museo Antimafia, le cooperative di Libera sui beni confiscati ai clan e un centro storico medievale caratterizzano oggi il volto della città.

Posizione nell'Alto Belice Corleonese

Il comune si estende tra i 218 e i 1.569 metri sul livello del mare; il centro abitato si trova, secondo tuttitalia a 551 metri. Tra i comuni confinanti figurano Campofiorito, Roccamena, Bisacquino, Contessa Entellina e Godrano; al territorio comunale appartengono le frazioni Belvedere, Chiosi e Giammaria, nonché la borgata Ficuzza, che condivide il codice postale 90034 con il capoluogo. Da Palermo, Corleone dista circa 60 chilometri percorrendo la Strada Statale 118. Dal punto di vista topografico, il paese sorge in un bacino montanocircondato da ripide formazioni rocciose che storicamente lo hanno protetto e che ancora oggi ne caratterizzano il paesaggio urbano.

Centro storico e la città delle cento chiese

Corleone porta il soprannome di «città delle cento chiese», derivato dall'alta densità di edifici religiosi nel centro a impronta medievale. Tra i monumenti più significativi si annoverano, secondo italia.it il Convento dei Cappuccini, il Monastero del Santissimo Salvatore, la Chiesa di Sant'Agostino e la Chiesa di San Domenico. Sul centro abitato si erge il Castello Soprano con la torre nota come Torre Saracena; ai piedi del castello superiore si trova la Cascata delle Due Rocche, una cascata del Torrente San Bernardo che sfocia in un piccolo lago. Insieme al Castello Sottano e alle formazioni rocciose circostanti, i due castelli formano i Faraglioni di Corleone, una fortificazione saracena parzialmente conservata. La processione del Corpus Domini si svolge, secondo ilturista dal 1594; il Museo Civico «Pippo Rizzo» raccoglie le principali collezioni del paese. Altre facciate e palazzi testimoniano lo sviluppo medievale sotto Normanni e Ghibellini, nonché il ruolo di Corleone durante i Vespri Siciliani e le spedizioni garibaldine.

Bosco della Ficuzza e Rocca Busambra

A sud-est del paese si estende la Riserva Naturale Orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago. La riserva è gestita, secondo parks.it dalla Regione Siciliana e comprende, oltre al bosco vero e proprio, il massiccio della Rocca Busambra nonché le zone minori del Bosco del Cappelliere e del Gorgo del Drago. La borgata Ficuzza, un tempo riserva di caccia dei Borboni, confina direttamente con il bosco e funge da punto di accesso per gli escursionisti. A Corleone sono documentati, secondo ilturista sei dei quattordici siti di interesse dell'ufficio turistico della provincia di Palermo e delle associazioni Legambiente, WWF e LIPU; tra questi figura anche la Cascata delle Due Rocche alla periferia del paese.

Storia della mafia: Corleonesi, Riina, Provenzano

Corleone è stata per decenni la roccaforte di una delle fazioni più potenti di Cosa Nostra. Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano hanno plasmato la corrente dei Corleonesi. Il nome è diventato noto a livello internazionale grazie al romanzo di Mario Puzo «Il Padrino» e all'omonima trasposizione cinematografica di Francis Ford Coppola, nella quale il protagonista prende il nome dal paese. La città stessa era stata posta sotto commissariamento prefettizio prima delle elezioni comunali del novembre 2018 a causa dell'infiltrazione mafiosa nel consiglio comunale; l'autonomia amministrativa è tornata con l'elezione di Nicolò Nicolosi, che ha ottenuto, secondo La Voce di New York circa il 56 per cento dei voti. Come priorità del suo mandato ha indicato il patrimonio storico e il turismo, collocando consapevolmente la città al di là della narrazione mafiosa.

CIDMA, Antimafia e gli atti del Maxiprocesso

Nel centro storico ha sede il CIDMA, il Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e del Movimento Antimafia. La mostra permanente comprende, secondo TP24 tre sale: una dedicata alle origini di Corleone, con fotografie della città e della borgata Ficuzza; una alle origini della mafia, con riferimenti agli informatori nel processo di Bari contro Luciano Liggio; e una sala immersiva con videoproiezioni sulle tappe della lotta alla mafia. Il museo conserva, secondo LiveSicilia circa 200 faldoni diattidel Maxiprocesso, tra cui le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. La digitalizzazione è iniziata nel 2013 con 20.000 euro stanziati dal Ministero dell'Istruzione; molti dei documenti preparatori sono opera di Giovanni Falcone. Le tre sale del piano terra sono state rinnovate da ultimo nell'ottobre 2023 con fondi del GAL Terre Normanne.

Beni confiscati e Libera Terra

Corleone è stata, nel 1996, secondo BlogSicilia il luogo della prima raccolta di firme per una legge sull'utilizzo sociale dei beni mafiosi confiscati. La base giuridica è stata creata dalla Legge Rognoni-La Torre, che prende il nome dal sindacalista e politico Pio La Torre, il quale ha introdotto nel diritto italiano il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni illecitamente acquisiti. Oggi la cooperativa Pio La Torre, nell'ambito della rete Libera Terra, coltiva i terreni sequestrati intorno a Corleone, tra cui l'Agriturismo Terre di Corleone nella Contrada Drago, a circa sette chilometri dal centro città. La cooperativa ospita i partecipanti al progetto «E!state Liberi!» dell'associazione antimafia Libera, che coinvolge giovani e adulti da tutta Italia nell'impegno antimafia sociale. Tra i partner figurano la CGIL Palermo e la SPI CGIL Palermo.

Cucina, dintorni e itinerario

L'agricoltura locale produce cereali, olio d'oliva, formaggi e vino; alla cultura gastronomica regionale appartengono inoltre le specialità siciliane Arancini e Cannoli. La Strada Statale 118 conduce al territorio collinare in circa un'ora di viaggio. L'itinerario classico itinerario combina il Centro storico, il CIDMA e una deviazione verso il Bosco della Ficuzza, e può essere ampliato in un tour più lento della Sicilia .

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